il pane quotidiano

la gioia è roba semplice

Dietro una tenda…

Io ho questa cosa che mi invento le storie. Per me. Nella mia testa. “Fantastico”, dal verbo “fantasticare”. Ecco, a me questo verbo me l’hanno cucito addosso. L’ho sempre fatto, fin da bambina. Mentre cammino, mentre sono in treno, prima di dormire o anche quando dovrei essere impegnata e concentrata a fare altro, a lavorare… io “fantastico”. E sono ogni volta una persona diversa, in un luogo diverso, in un tempo diverso. Mi invento delle storie più o meno realistiche, o a volte completamente surreali. Mi faccio influenzare da quello che mi succede nella vita di ogni giorno, o anche solo da un film che ho visto o da una canzone che ho ascoltato. Quando ero bambina mi facevo ispirare dai cartoni animati.

E quindi negli anni sono stata un sacco di cose e un sacco di persone. Ho viaggiato nel tempo e nello spazio. Conosciuto tante persone e fatto tanti lavori interessanti. Sono morta e rinata mille volte e mille volte ancora.

E ho pensato di essere un po’ strana, di non avere proprio tutte le “rotelle” a posto. Spesso.

Però mi guardo intorno e mi sembra che questa voglia di “evadere” dall’oggi, dall’adesso… non ce l’ho soltanto io. Ecco, almeno nel tempo mi sembra che le persone ci viaggiano, parecchio. Lo penso ogni volta che vedo un nuovo negozio di abiti vintage aprire in città. Ogni volta che vedo passare una vespa. Ogni volta che mi affaccio in un negozio di dischi e vedo le persone passare in rassegna scaffali e scaffali di vinili, seriamente, veramente.

E però a volte la fantasia non basta. Ci vorrebbe la macchina del tempo. Ma non c’è.
Non c’è… ma forse possiamo immaginare che ci sia. Fare finta. Fantasticare un po’.

Tra via dell’Agnolo e via Verdi, trafficato e rumoroso angolo del centro storico fiorentino, c’è qualcosa che non ci si aspetta. Uno gira l’angolo e quel casottino è lì: “FOTOAUTOMATICA”. E l’effetto è un po’ quello di imbattersi in qualcosa di un tempo che “fu”, come una cabina del telefono, magari di quelle con dentro i vecchi telefoni grigi a gettoni… Ma questo casottino, questa macchinetta, non sembra essere lì per caso. Reperto archeologico lasciato lì dalla distrazione umana che ha trascurato di rimuoverlo e sostituirlo con un marchingegno più moderno. Qui qualcuno deve averci lavorato un po’, anche solo per il fatto che la macchinetta in questione non va a gettoni, ma vuole “gli euro”!
Qualcuno deve aver recuperato questa macchinetta chissà dove e chissà in che condizioni e averla rimessa in sesto e funzionante. Qualche visionario deve essersi fatto ridere dietro da amici e parenti. Qualcuno a cui forse piace fantasticare deve aver pensato che a giro ci sono altri curiosi e nostalgici sognatori che avrebbero apprezzato.

Ed eccoci, sognatori e visionari (ma anche: “fidanzati, famiglia, nonni, nonne, studenti, attori, musicisti, sportivi, disoccupati, banditi, falsari, nevrotici, professori, saggi, creativi, astronauti, circensi, artisti, filosofi, misantropi, dipendenti, dottori, maestri, viaggiatori, esperti, testimoni, cinici, indifferenti, monoteisti, inventori…” ), pronti a inserire una moneta.
E pensa a quante storie puoi inventarti dietro a quella tendina. Pensa a quante storie…
Sediamoci su quello sgabellino, tiriamo la tenda e guardiamo in “camera”.
CLIC, CLIC, CLIC, CLIC.
Quattro scatti. Tre secondi tra uno e l’altro. Quattro “me” diverse, in un tempo diverso. Quattro bianchi e nero da collocare nel tempo che più preferisco. Nel luogo che voglio. Con attorno la storia che scelgo. Perché no?

Perchè dietro una tenda si può essere chi si vuole. Dietro quella tenda si può essere qualcuno di diverso e imprimere quel qualcuno sulla lastra. Per sempre.
Poi non resta che attendere. Attendere. Come non siamo più abituati a fare. Nel mentre: fantasticare! Aspettare, sotto al sole o al freddo, che da quello sportellino esca la striscia con le quattro foto. E le quattro me. Per una volta fotografate non solo nella mia testa, ma impresse per sempre su una lastra. Quattro volte. In rapida successione.



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3 pensieri su “Dietro una tenda…

  1. ARIA in ha detto:

    bella storia….. e voglia di andare subito dentro a quel marchingegno per poter imprimere sulla carta la vera me….-)

  2. ilpanequotidiano in ha detto:

    Vai Aria!! Aspettiamo le foto della “vera te” :))

  3. Incredibile…. ho scritto di una cosa simile proprio sabato scorso! ci sono due anziani ad Arezzo che ti fanno le foto-tessera ancora con la Polaroid!!!

    http://www.scriverefotografare.com/2012/02/fototesseranalogica.html

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